Nobody Move, This is a Robbery!/Fermi Tutti! È Una Rapina (1975)

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WIP http://www.ragusanews.com/articolo/17296/enzo-battaglia-regista-maledetto

Genio incompreso del Cinema, Enzo Battaglia nacque a Ragusa nel 1935, ed è morto a Catania, appena 51enne, nel 1987.

Diplomato in regia al Centro sperimentale di cinematografia, dopo essere stato per alcuni anni assistente di Pietro Germi nel 1963 ha tentato l’esperienza della regia con un film coraggioso, Gli Arcangeli.

Attraverso il racconto della storia di due coppie di giovani e di un loro amico, il film si proponeva un’analisi approfondita e spregiudicata dei rapporti di amore e d’amicizia nella società attuale; benché l’autore non sia riuscito a realizzare completamente i propri intenti, come appare evidente dai limiti strutturali del film e dallo stile per certi aspetti ancora immaturo, esso ha portato un contributo di tutto rispetto allo studio di alcuni aspetti del nuovo costume sociale.

Lo scarsissimo successo del secondo film di Battaglia, Idoli Controluce (1966), lo indussero purtroppo ad accettare proposte commerciali, di scarso valore artistico; la morte, avvenuta in età ancora giovanile, gli impedì di riprendere una produzione più degna della creatività dimostrata nelle sue uniche due opere.

L’armarcord

Dal 10 al 13 dicembre 2009 la città natale del regista, Ragusa, ha ospitato la XIII edizione del Costaiblea Film Festival, diretto da Francesco Calogero e Vito Zagarrio, che ha dedicato a Battaglia una retrospettiva completa delle sue opere, a cura della Cineteca Nazionale.

Come si evince anche dal volume Un “idolo” controluce: Enzo Battaglia, a cura di Andrea Guastella, Domenico Monetti e Luca Pallanch, pubblicato in occasione del Festival, nel quale, attraverso le testimonianze di amici e colleghi, emergono nuovi particolari sulla parabola del regista, emblematica di una crisi generale del cinema italiano, dai fasti e le speranze dei primi anni Sessanta alla crisi di idee e di prospettive del decennio successivo.

Come ha scritto Vito Zagarrio nel volume: «La figura e l’opera di Battaglia meritano senz’altro una revisione critica. Genio precoce, poeta, cineasta, scrittore, la figura minuta ma snella che assomigliava a Frank Sinatra, un “vincente” che sembrava destinato a lasciare il segno nel cinema italiano. Collaboratore di registi come Rosi e Germi, in parte responsabile della “scoperta” della zona iblea come location importante.

Autore di un film in anticipo sui tempi come Gli arcangeli: si pensi che siamo nel ’62, quando Bertolucci non ha ancora girato il suo Prima della rivoluzione (il film del ’64 che in qualche modo fa pensare alla figura dell’intellettuale su cui riflette Battaglia), Bellocchio non ha ancora concepito I pugni in tasca (’65), cui vorrei simbolicamente contrapporre Le mani tese di Battaglia. […] Di certo, Battaglia è un Autore, se autore vuol dire un regista con un suo universo riconoscibile, con una sua precisa visione del mondo.

Tanto che il suo cinema è spesso autocitatorio, una sorta di continuo autoritratto: così è quando il personaggio del suo romanzo dichiara di non saper giocare a scacchi, così è quando cita Catullo, che canta la decadenza dell’impero romano come lui canta la decadenza della borghesia (romana e siciliana).

I suoi film sono “autoriflessivi”, cioè riflettono metalinguisticamente sul cinema stesso, sulla letteratura e sui loro apparati».

Un regista in controluce, nella cui opera si riflette l’ombra dell’amato Antonioni, fonte di ispirazione del primo Battaglia e poi sempre più un lontano miraggio.   Sei film (più l’inedito, da ritrovare, Happy End nero, girato contemporaneamente a Fermi tutti…! È una rapina…!) in dodici anni di carriera, dal 1963 al 1975, e poi dodici anni, fino al 1987, anno della morte, senza girare un metro di pellicola: la storia di Enzo Battaglia è, anzitutto, la storia di una passione travolgente e poi di un lento ritrarsi.   Sconfitto dai suoi stessi sogni: la caduta di un arcangelo ribelle.

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