Telefoni Bianchi

‘Telefoni bianchi’ (lit: white telephones) is a comedy sub-genre popular in Italy between 1936 and 1943.

The name derives from the presence of white telephones in the first films produced in this period, symptomatic of social well-being: a status symbol apt to mark the difference between the popular bakelite phones, cheaper and therefore more widespread, which instead were black.

Another definition applied to these films is ‘cinema dèco’ with its heavy presence of furniture objects which recall the international dèco style in vogue during those years.

More recently, critics have also defined them ‘Hungarian comedies’ because, despite being Italian productions, the narratives and scripts in these films are often drawn from Hungarian theatre which was very popular at the time. Such films were often set in imaginary eastern European countries for censorship reasons because some recurring themes, such as divorce and adultery, were still punishable offences in Italy and went against the fascist regime’s moral code.

Origins

The telefoni bianchi films were born out of the success of the Italian comedies from the early 1930s: it was lighter version, (?) or social critisism.

mondata da eventuali intellettualismi o velate critiche sociali.

Mario Camerini and Alessandro Blasetti represented

Mario Camerini e Alessandro Blasetti rappresentarono la decisa autorialità nascente della nuova cinematografia fondata sull’emblematica frase mussoliniana (in realtà mutuata da LeninIl cinema è l’arma più forte!; ma Camerini, al contrario del suo ben più impegnato collega e intellettuale del fascismo, si concentrò su un cinema semmai “coraggioso” per l’epoca in oggetto, che si proponeva di parlare della società italiana dell’epoca.

L’origine “nobile” dei “telefoni bianchi” viene comunemente trovata quindi nel cinema di Camerini già a partire dal cinefilo Rotaie (1929), nel quale il regista fotografò – con riverberi di cinema espressionista tedesco o citando le avanguardie cinematografiche sovietiche contemporanee – la realtà degli anni di crisi, in tempo reale; ciò era generalmente rischioso perché l’autore poteva incappare – più o meno involontariamente – nella rampogna del regime. Anche se l’ambiente del cinematografo fascista parve essere tollerante, con molti distinguo, e “aperto” anche a intellettuali non proprio organici al PNF. Successivamente nel film Gli uomini, che mascalzoni…, del 1932, Camerini percorse una Milano rinnovata nell’aspetto: la moda, i mezzi di trasporto e molti altri oggetti divennero i simboli di un’epoca in divenire.

La borghesia, la piccola borghesia e un “fortunato” proletariato urbano furono ben rappresentati e descritti nei film di Camerini: si propose così un modello rinnovato, o nuovo del tutto, possibilmente da imitare, dedicato al pubblico popolare stesso, che affollava le sale cinematografiche. Ma il tentativo d’imborghesimento o la sua emulazione da parte del popolo, punto di forza nei film dei telefoni bianchi, in queste due opere di Camerini era visto con un occhio non proprio tenero, non era, quindi, la meta da invidiare; ci fu invece un’apoteosi del lavoro quale mezzo del riscatto sociale, che si trova nel finale morale del già citato Rotaie (a ciò sarà speculare, nel dopoguerra, l’inanità della borghesia, sezionata sotto l’occhio critico di Michelangelo Antonioni). Ma con Gli uomini, che mascalzoni… si offrì al pubblico anche divertimento e spensieratezza; ripropose anche un divismo in chiave aggiornata.

 

Source

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinema_dei_telefoni_bianchi

 

 

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